ipaesaggi@hotmail.com - tutti i diritti riservati
 
Segnalato da AndromedaNew

 

 

Il medioevo nell'area ionico-etnea

Si propone di seguito un breve censimento dei beni artistici e architettonici del medioevo siciliano scomparsi o ancora esistenti lungo la costa ionico-etnea, relativamente ai comuni di S. Venerina, Giarre, Riposto, Mascali, Fiumefreddo.
Non lontano dal piccolo abitato di Dagala del Re (fraz. di S. Venerina) giacciono i resti di un edificio sacro risalente ad epoca bizantina e databile tra il VI e l'VIII sec. d.C. Si tratta di una "cella tricora", di una chiesetta a pianta triabsidata, edificata con pietrame lavico non lavorato e tenuto insieme, per mezzo di tenace malta cementizia. Questa struttura sacra, fra le più importanti di Sicilia, è una perla rara per bellezza architettonica e, poiché giace all'interno di un boschetto di querce, naturalistica.
L'abitato di Giarre, contrariamente a quanto si possa immaginare, possiede e possedeva alcuni esempi sia architettonici che artistici presumibilmente risalenti ad epoca medievale. Primo fra tutti un quadro (opera del Tuccari), che pur non datandosi ai secoli del medioevo, raffigura una torre a pianta quadrata, oggi scomparsa e che un tempo doveva sorgere non lontano da Piazza Duomo. Si suppone che tale torre avesse origini medievali, sebbene la forma dell'edificio restituita dal quadro sia maggiormente simile ad una struttura fortificata del XV/XVI sec., similmente alla torre della "Vignazza", presso Giardini Naxos o alla torre di "Acquafredda" tra Passopisciaro e Mojo Alcantara.
Secondo la tradizione, di origini normanne sarebbe la chiesa di S. Maria la Strada (XI/XII sec. d.C.). In realtà il suo attuale aspetto si presenta fortemente rimaneggiato, per quanto il suo orientamento potrebbe realmente tradire origini medievali: infatti l'abside parrebbe proprio rivolto ad oriente, mentre l'ingresso principale si troverebbe ad occidente, proprio come è possibile osservare in molte chiese medievali di Sicilia. Si tratta di un dato storico e cultuale degno di nota, sebbene risulti difficile collocare cronologicamente un edificio solo attraverso il suo orientamento,.
Non lontano dalla chiesa di S. Maria la Strada e lungo una delle sponde del torrente Macchia, un tempo dovevano sorgere una o due torri, dette di "Malogrado". Ai giorni nostri sembra non rimanga nulla di queste strutture fortificate, delle quali almeno una, secondo tradizione, avrebbe un'origine alquanto vetusta (Mazzarella, Zanca, Il libro delle torri, 1985, p. 302) . Si consideri, comunque, che un documento del XIX sec. garantisce della loro esistenza: si tratta di una carta borbonica del territorio di Giarre, all'interno della quale sono segnate due torri a pianta circolare, una, nei pressi di S. Maria la Strada, lungo la sponda settentrionale del torrente Macchia, l'altra di fianco alla oggi scomparsa chiesa di S. Anna (l'attuale chiesetta sarebbe il risultato di una ricostruzione).
Riguardo al comune di Riposto, il sito medievale maggiormente degno di nota è quello della chiesa della Madonna della Lettera. Nei pressi dell'attuale edificio sacro è ragionevole ritenere che un tempo esistessero i ruderi (L' "anticaglia di S. Giovanni", come ricorda il G.A. Massa, La Sicilia in prospettiva, 1709) di una chiesa più antica forse risalente al periodo bizantino/normanno, secondo quanto denunziato da documenti numismatici di notevole valore. In realtà altre testimonianze risalenti ad epoca medievale insistono sul territorio di Riposto. Sarebbe da studiare con maggiore attenzione la "Torre Modò", che, sebbene risalente agli inizi del XVI sec., presenterebbe una tecnica edilizia non uniforme e, soprattutto, inzeppate nella sua muratura sembra sia possibile osservare alcune "tegole solcate", databili tra il VI e il X sec. d.C. (epoca bizantino/araba).
Si giunge finalmente a Mascali, del cui attuale insediamento purtroppo ben poco si può dire. Ben più interessante è, invece, la vicina frazione di Nunziata. Quest'ultimo abitato conserva quasi integro il suo piccolo centro storico, il cui fulcro è rappresentato dalla chiesetta normanna dell' "Annunziatella. All'interno di questo edificio sacro si conservano, presso il catino dell'abside, i resti di un magnifico affresco, che raffigura, al centro, un Cristo Pantocratore. Si tratta di una manifestazione artistica unica lungo tutta la provincia di Catania, ma che da troppo tempo attende una degna valorizzazione (l'edificio attualmente versa in uno stato di abbandono).
La nostra breve carrellata termina con Fiumefreddo, per l'esattezza con la frazione di "Torrerossa", nella quale insistono i resti di una curiosa struttura, le cui origini rimangono tutt'ora misteriose. Una ipotesi possibile vedrebbe nell'edificio un sepolcreto romano (tardo romano?), in seguito rimaneggiato e trasformato in torre, forse durante l'epoca bizantina. Il corpo di fabbrica in effetti si divide in due distinte porzioni: in basso, al di sotto dell'attuale piano di campagna, vi è un vano a pianta rettangolare, nei cui lati lunghi sono ricavate quattro nicchie. Qui la tecnica edilizia è formata da semplice pietrame lavico inzeppato con frammenti di laterizi, il tutto legato con malta. In alto la medesima tecnica muraria si presenta con un rivestimento esterno in laterizi, presente lungo i quattro lati. Una scala in muratura, malandata ma ancora esistente, permetterebbe l'accesso alla sommità della struttura. Anche questo edificio versa in stato di abbandono, a rischio continuo di crollo e, infine, malamente puntellato da una struttura in telaio ligneo dalla dubbia utilità.

testo e fotografie: Giuseppe Tropea

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fotografi
Castelli di Sicilia
© Copyright 2003/2004 - archeoambiente