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Motta
Sant'Anastasia
(Mascalucia 270 IV S.O.)
Unità
di paesaggio
Notizie
storiche
Descrizione
unità topografica e architettonica
Cronologia
Bibliografia
Unità
di paesaggio - Centro storico, piazza Castello.
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Notizie storiche
- Storicamente, l'abitato di Motta risulta compreso all'interno
della diocesi di Catania già all'indomani della conquista
normanna (1091 d.C.). Edrisi, nel 1150, descrive l'insediamento,
" Sant'Anastasia , situata a dodici miglia dal mare, dista
da Lentini in direzione sud diciannove miglia e dal Simeto due
e mezzo" (Il Libro di Ruggero, tradotto e annotato da U.
Rizzitano, Flaccovio Ed.). In un documento del 1168 si ricorda
il "castrum Sancte Anastasie", definizione che si relaziona,
probabilmente, all'intero borgo fortificato. Nel 1250, Federico
II priva il vescovo di Catania dei beni, fra i quali il possesso
territoriale di Sant'Anastasia, il cui toponimo "Motta"
sembra attestato, però, solo a partire dagli inizi del
XIV secolo. Nel 1359 il castello è protagonista del trattato
di pace stipulato tra Enrico il Rosso, conte di Aidone, e Artale
Alagona. Risulta, nel 1408, barone di Motta Rancho Ruiz de Lihori,
il quale rinchiude dentro la cisterna del castello Bernat Cabrera.
Ancora nel 1455 Sant'Anastasia, tornata in precedenza al demanio,
viene concessa da Alfonso V alla famiglia de Perellos. Nel 1514
l'intero insediamento è acquistato da Aloisio Sanchez e
nel 1526 passa definitivamente, fino all'abolizione della feudalità,
nelle mani di Antonio Moncada, conte di Adrano.
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Descrizione
unità topografica e architettonica - Dei tre dongioni
edificati lungo la valle del Simeto, quello di Motta è
il più piccolo. In pianta misura 8,50 m. per 17, in altezza
raggiunge "appena" i 20 metri. L'edificio si divide
in tre piani per mezzo di solai lignei, dei quali nessuno ha resistito
ai guasti del tempo. I solai attualmente visibili sono infatti
il risultato di ricostruzioni in stile. Le scale, necessarie per
raggiungere ciascun piano, dovevano essere addossate ai muri e
non ricavate nel loro spessore, decisamente contenuto (non oltre
1,60 m.). l'ultimo piano presenta una splendida copertura ogivale,
che poggia su un'arcata mediana, a sua volta impostata su mensole.
Il terrazzo possiede una merlatura composta da sette merli per
i lati lunghi e due per quelli corti.
Intorno alla fortezza esistono ancora avanzi di una cinta muraria,
all'interno della quale dovevano trovarsi altri edifici, i cui
ruderi erano in parte visibili agli inizi del XX secolo.
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Cronologia
- località
compresa nella diocesi di Catania (1091 d.C.)
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Bibliografia - Amico
V., Dizionario topografico della Sicilia, 2 voll., Palermo
1855-56, I, p. 177; G. Bellafiore, Architettura in Sicilia nelle
età islamica e normanna (827-1194), Palermo 1990, p. 49;
G. Bellafiore, L'architettura dell'età sveva in Sicilia,
1194-1266, Palermo 1993, pag. 49; P. Blanco, Il castello di Motta
S. Anastasia, in
"Quaderni dell'Istituto di Disegno dell'Università
di Catania", 1, 1965, pp.
143-152; Maurici
F., Castelli medievali in Sicilia. Dai bizantini ai normanni,
Palermo 1992, p. 184 e 365; R. Santoro, Il castello dei Ventimiglia,
in " Il Mediterraneo", 7-8, Palermo 1977, pp. 33-34;
R. Santoro, La Sicilia dei castelli, Palermo 1986, p. 28.
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Testi
e fotografie: Giuseppe Tropea
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