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S.
Lucia del Mela
Unità
di paesaggio
Notizie
storiche
Descrizione
unità topografica e architettonica
Cronologia
Bibliografia
Unità di
paesaggio - Versante tirrenico, collina, presso centro abitato
indice
Notizie storiche - La genesi
edilizia del castello risulta poco chiara. In due diplomi risalenti
al 1094 il conte Ruggero afferma di aver ricostruito l' "
ecclesiam
Sanctae Luciae sitam in campania Milatii
". La riedificazione
lascerebbe intendere la presenza di un edificio sacro precedente
all'invasione normanna, possibilmente esistente durante la dominazione
bizantina. Tra l'XI e il XII secolo il territorio di S. Lucia
risulta inserito nel "tenimento" di Milazzo e sotto
il potere di Goffredo Burrell. Solo agli inizi del XIII secolo
l'intero comprensorio risulta di pertinenza della diocesi di Patti
e Lipari. In un documento del 1206 si concede il territorio di
S. Lucia a un certo Gregorio Mostaccio, cappellano maggiore del
regno. Al 1228 si registra una rivendicazione del vescovo di Patti,
al fine di ottenere nuovamente il territorio sottratto alla diocesi:
dovrà accontentarsi di un risarcimento pari a 2000 tarì.
Un documento del 1248 chiarisce finalmente l'entità e la
consitenza dell'abitato di S. Lucia, censito come casale. Solo
nel 1249 si menziona la presenza di un "palacium" a
S. Lucia del Mela. Dunque non è improbabile che l'edificio,
costruito un anno prima della morte di Federico II, svolgesse
funzioni sia militari, che residenziali, come la maggior parte
dei castelli edificati nei decenni precedenti secondo le precise
volontà dell'imperatore. Un documento risalente al 1296
ricorda S. Lucia sempre come casale; nel 1330 si ricorda un "castrum
Maccaruni", edificato, probabilmente restaurato ed ampliato
su presistenze, per volontà di Federico III presso il casale
di S. Lucia. Da questo momento in poi castrum e abitato vengono
inseriti nelle alterne vicende delle continue lotte ra aragonesi
e angioini. Matteo Palizzi nel 1340 risulta possessore del castello;
alla sua morte il feudo ritorna alla corona. Il vicario Giovanni
di Randazzo sfrutta il castello come edficio logistico per le
sue ruppe durante il tentativo di riconquista di Milazzo nel 1346.
Finalmente un documento del 1356 censisce Santa Lucia come "castrum
et terra". Fazello, nel 1558, ricorda un "castel di
Santa Lucia" posto a 3 miglia dal monastero basiliano di
S. Maria la Gala e a 6 mglia da Milazzo. Nel 1644 si registra
uno stato di degrado del castello; nel 1695 i locali del castello
ospitano un seminario riaperto in precedenza presso il sottostante
abitato da Simone Impellizzeri. De Ciocchis, nel 1742, ordina
la riapertura dell'edificio, trovato chiuso; nel 1894 e nel 1908
l'intero complesso fortificato subisce danni arrecati da due violenti
scosse sismiche.
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Descrizione unità topografica
e architettonica - L'edificio fortificato sorge su di un colle
a 368 m. s.l.m. A est e a ovest del rilievo scorrono due torrenti,
rispettivamente il Floripotema e il Mela. Dalla sommità
dell'altura è possibile ottenere una magnifica visione
d'insieme della piana di Milazzo. Il castello possiede una pianta
pentagonale irregolare; a meridione è presente l'attuale
ingresso fiancheggiato, ad ovest, da un'imponente torre circolare,
vero fulcro dell'intero complesso. Precede l'ingresso un ampio
cortile, che ospita alla sua estremità meridionale una
seconda torre. Quest'ultima costruzione, adesso a pianta triangolare,
forse un tempo pentagonale, è composta da pietrame con
"listatura" di laterizio ed è alta, nel complesso,
circa m. 12; infine si presenta circondata, all'estremità
meridionale, da un muro di cinta con feritoie. Questo complesso
fortificato, posto più a sud rispetto al nucleo principale,
forse un tempo doveva legarsi al "palatium" per mezzo
di un continuo muro di cinta, del quale oggi è possibile
ancora percepire i resti poco ad oriente dell'ingresso principale
al "palatium" medesimo. L'imponente torre circolare
presenta una tecnica edilizia simile alla citata torre pentagonale,
cioè muratura composta da pietrame non lavorato e listato
da filari di cotto; la struttura, inoltre, possiede un'altezza
di m. 19,50. Questa torre circolare potrebbe, inoltre, essere
il risultato di sovrapposizioni edilizie successive, come denuncerebbero
i resti di una merlatura circa a metà dell'altezza complessiva,
adesso annegata nella muratura utilizzata per il successivo innalzamento
della struttura circolare. La torre presenta, inoltre, due finestre:
la prima, più ampia, è posta a sud-est ed è
contornata da conci di pietra lavica a loro volta fasciati da
conci di bianca pietra calcarea; la seconda finestra, posta più
in alto rispetto alla prima, si presenta più piccola, nonché
priva di cornici. La torre circolare si presenta, al suo interno,
divisa in due piani: il pian terreno, alto m. 5,20, un tempo doveva
svolgere funzioni di cisterna e, forse, successivamente di prigione;
il primo piano, alto ben 11,50 m., si distingue attraverso una
copertura con volta ad ombrello, sostenuta da quattro costoloni
a crociera.
L'ingresso principale al "palatium" è caratterizzato
da un arco a sesto acuto, composto da conci d'arenaria e contornato
da una ghiera di pomice nero, similmente alle finestre della torre,
ma con motivo cromatico invertito. Varcata l'ampia soglia, si
giunge nel cortile interno o piazza d'armi, che possiede una singolare
pianta a "V" e dal quale è possibile accedere,
attraverso un portale d'ingresso rivolto ad est e caratterizzato
anch'esso da un arco a sesto acuto sempre contornato da una cornice
di pomice nera, all'antica cappella del castello, di pianta rettangolare,
con abside ricavata nello spessore del muro orientale.
Il resto del complesso si presenta, purtroppo, ampiamente alterato,
causa soprattutto la trasformazione in seminario avvenuta, come
già scritto, alla fine del XVII secolo. Inoltre ai giorni
nostri recenti restauri hanno sì donato nuova vita all'antico
"palatium", ma ne hanno ancor più fortemente
limitato la lettura interpretativa dell'originario impianto.
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Cronologia - l'edificio
fortificato risulterebbe attestato già nel secondo quarto
del XIII sec. d.C.
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Bibliografia - V. Amico,
Dizionario topografico della Sicilia, tradotto e annotato da Gioacchino
di Marzo, 2 voll., Palermo 1855-56, vol. I, pp. 626-627; S. Cambria,
La prelatura Nullius di S. Lucia del Mela, Palermo 1962; O. Costa,
G. Candioto, Il castello di S. Lucia del Mela, tesi di laurea
ds., Facoltà di Architettura dell'Univ. di Palermo, a.a.
1980-81; Fazello, Della Storia di Sicilia deche due, Palermo 1817,
rist. an. Catania 1985, p. 565; G. Ganci Battaglia, G. Vaccaro,
Aquile sulle rocce (castelli di Sicilia), Palermo 1968, pp. 235-236;
San Martino de Spucches, La storia dei feudi e dei titoli nobiliari
di Sicilia dalle loro origini ai nostri giorni, 10 voll., Palermo,
1924-1941, vol. VIII, p. 125; A. M. Sgrò (a cura di), Guida
al patrimonio librario antico delle biblioteche pubbliche e agli
archivi storici ecclesiastici della provincia di Messina, Messina
1998, pp. 58-61; Terranova, I Castelli Peoritani del versante
tirrenico, Milazzo (ME) 1991, pp. 28-29.
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Testi e fotografie: Giuseppe
Tropea
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