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Scaletta
(254 III S.O. Scaletta Zanclea)
Unità
di paesaggio
Notizie
storiche
Descrizione
unità topografica e architettonica
Cronologia
Bibliografia
Unità
di paesaggio -
Peloritani orientali, collina a 743 m. s.l.m.
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Notizie storiche - Una prima menzione del sito ove sorge
l'abitato di Scaletta si ha, al solito, nel Libro di Ruggero,
per opera del geografo arabo Edrisi, che ricorda l'insediamento
con il nome di "ad-dargat as-sagirah", letteralmente
"piccola scala". Al 1230/40 si data la probabile edificazione
del castello, che negli anni seguenti passa in mano degli Angiò
(1278). Durante l'ultimo quarto del XIII secolo e per tutto il
periodo angioino, fino all'epoca di Pietro II, è castello
demaniale. Infatti, nel 1325 Pietro II infeuda castello ed abitato
al cancelliere Pellegrino di Patti, il quale diventa primo barone
di Scaletta (la famiglia manterrà il possesso fino al 1380).
Nel 1408 un documento ricorda la terra e castello di Scaletta.
Nel 1678 la fortezza litoranea, edificata su di una rupe sottostante
quella del castello, resiste efficacemente all'assedio dei francesi.
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Descrizione unità topografica - La pianta dell'imponente
fortezza è trapezoidale, con i due assi principali che
misurano 18 per 20 metri circa. Per quanto la pianta non sia esattamente
rettangolare, il modello di Scaletta sembra ricalcare i dongioni
normanni di Paternò, Adrano, Motta S. Anastasia. L'edificio
è diviso, infatti, in tre livelli. La muratura è
caratterizzata da pietra calcarea non sbozzata, tenuta insieme
da malta, esclusi i cantonali e le finiture decorative eseguiti
con blocchi calcarei ben squadrati. Sul prospetto di nord-ovest
vi è l'ingresso principale, caratterizzato da una porta
ogivale, costituita da blocchi di arenaria. Il resto della rupe
è stato, durante il XV secolo, occupato da bastionature
necessarie per ospitare pezzi di artiglieria pesante, oggi scomparsi.
Il piano terreno del dongione presenta tre ambienti coperti da
volte a botte, più un quarto modulo più piccolo
e riservato, che si eleva per tre piani e offre un ambiente intermedio
coperto da volta a crociera, sorretta da costoloni poggianti su
mensole.
La presenza di finestre e porte indirizzate verso orizzontamenti
mancanti, potrebbero denunciare l'esistenza, un tempo, di solai
lignei oggi del tutto scomparsi. La sommità della fortezza
possiede un piano terrazzato, accessibile da una scala in pietra
non coperta, presente presso l'angolo ovest del quadrilatero.
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Cronologia - prima metà XIII secolo d.C. (?)
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Bibliografia - Agnello G., L'architettura civile e religiosa
in Sicilia in età sveva, Roma 1961; Amari M., BAS, 1880-1,
vol. I, pag. 127; Amico V., Dizionario topografico della Sicilia,
tradotto e annotato da Gioacchino Di Marzo, 2 voll., Palermo 1855-56;
Catalioto L., Terre, baroni e città in Sicilia nell'età
di Carlo I d'Angiò, Messina 1995; D'Alessandro V., Politica
e società nella Sicilia aragonese, Palermo 1963; Di Giovanni
V., Su i castelli di Sicilia custoditi per la Regia Curia nel
1272, in "Archivio Storico Siciliano", n.s., V, 1881,
pp. 428-432; Maurici F., Federico II e la Sicilia. I castelli
dell'imperatore, Catania 1997; Mozzarella, Zanca, Il libro delle
torri . Le torri costiere di Sicilia nei secoli XVI - XX, Palermo1985;
Michele da Piazza, Cronaca (1336-1361), a c. di A. Giuffrida,
Palermo 1980; Pispisa E., Medioevo meridionale, Messina 1994;
Varvaro A., Le chiavi del castello delle Gerbe, Palermo 1984.
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Testi
e testi: Giuseppe Tropea.
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